Il Pontefice parla della paternità di Dio con don Marco Pozza, giovane cappellano del carcere di Padova, autore e conduttore del programma. Nove puntate nel corso delle quali don Marco incontra anche noti personaggi laici del mondo della cultura e dello spettacolo, che s’interrogano sul senso della più conosciuta, familiare, ma anche teologica tra le preghiere cristiane.

Umberto Galimberti, Erri De Luca, Carlo Petrini, Pif, Maria Grazia Cucinotta, Flavio Insinna, Silvia Avallone, Simone Moro e Tamara Lunger, accompagnano il sacerdote in un viaggio dai cieli alla terra. Da Reggio Calabria a Milano, da Napoli a Bologna, passando per la laguna di Orbetello, Fabriano, Castelluccio di Norcia, il Padre Nostro viene attraversato seguendo il percorso tracciato da storie di uomini e donne che ne esplicitano il senso: la figlia di un ergastolano e un ingegnere aerospaziale, una monaca di clausura e una ballerina di burlesque, degli ex-alunni di don Milani e un fotografo di Frontex, il padre di un ragazzo ucciso dalla camorra e un calzolaio-scultore, la varietà della carne che spiega lo spirito.

Don Marco Pozza dipana il filo del discorso sulla preghiera camminando sotto le volte affrescate di Palazzo delle Aquile a Palermo, avendo come scenografia le Terme di Caracalla, oppure sorvolando in elicottero le Alpi Orobie. La regia è di Andrea Salvadore.

Don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova,si interrogasul significato di un’altra preghiera, l’Ave Maria, che parla di un “impossibile”: l’incarnazione di Dio attraverso il sì di una donna concepita senza macchia, Maria.
Incontri e conversazioni con donne del mondo della cultura, dello spettacolo e di tutti i giorni per entrare in uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità e riconoscere la figura di Maria come “donna dei nostri giorni” e madre di tutti.
Il programma è arricchito di due puntate speciali in cui il tema del Magnificat è la trama su cui si intrecciano storie di donne che, impegnandosi come Maria con il loro “sì”, hanno cambiato il corso degli eventi, cercando di “rovesciare” l’ordine delle cose a favore degli ultimi.

Io Credo chiude una trilogia. Ci sono preghiere, pietre miliari della fede cristiana, che sono state consumate dall’abitudine. Parole che sembrano non coinvolgerci più intimamente. L’idea è quella di andare alla radice di queste antichissime parole attraverso conversazioni che possano aiutare a far nascere delle domande. Otto puntate, in cui si intrecciano le voci di Papa Francesco, che continua ad essere parte attiva del progetto, quella di una comunità (attraverso la storia di chi la vive) e quella di un personaggio noto del panorama culturale e artistico. L’obiettivo è proporre una riflessione sulla preghiera del ‘Credo’ attraverso l’incontro con persone che condividono la fede, altre che si interrogano o che sono “semplicemente” alla ricerca di risposte. «Il Credo non è un grido di battaglia contro il nemico, bensì la parola d’ordine segreta con cui si riconoscono gli amici buoni», scrive nel V^ secolo il vescovo Rufino di Aquileia. Rispettosi e curiosi della personale ricerca di ciascuno, il filo teso di questo nuovo racconto è: “Credo. Non credo. Perché dovrei credere?”. Un programma rivolto a tutte le donne e gli uomini che, da sempre, s’interrogano sul loro destino, sul senso del loro vivere.